Bentrovati lettori! A un anno dall’uscita de “La vendetta delle single”, parliamo di nuovo di un libro firmato da Tracy Bloom. Questa volta non si tratta di una commedia, nonostante l’autrice abbia inserito personaggi e scene che possono far sorridere, un’ombra incombe durante tutta la lettura.

QUESTA VOLTA SI FA A MODO MIO
TRACY BLOOM
Data pubblicazione: 19.07.2019 Editore: Newton Compton Editori Titolo Originale: The Last Laugh Serie: standalone Finale: Autoconclusivo Genere: contemporary romance
Trama: Lo stesso giorno in cui Jenny scopre che le rimangono pochi mesi di vita, si accorge che suo marito ha una relazione con una collega. Per lei è davvero troppo. Considerando anche due figli adolescenti, una madre lagnosa, le amiche troppo prese dalle loro vite e un lavoro sempre più stressante… bisogna dire basta! Jenny desidera solo tenere segrete entrambe le sue scoperte e riprendersi la sua vita, godendosi ogni momento, come quando era più giovane e spensierata. Basterebbe solo tornare indietro di qualche anno… Per esempio, rivivendo gli istanti di pura gioia come quelli del suo venticinquesimo compleanno, in cui nessuna preoccupazione era tanto cupa da riuscire a toglierle l’ottimismo. Così organizza un’enorme festa a tema anni ’90, con l’unico obiettivo di ritrovare la spensieratezza che sente di meritare. Riuscirà a tenere nascosti i suoi segreti abbastanza a lungo da godersi la festa?
Il prologo è un tuffo nel passato. L’autrice ripercorre una serata del 1996, quando Jenny era all’apice della felicità. L’allegria e la spensieratezza trasudano dalle pagine, tanto che sembra di vedere le lucine a forma di cactus, sentire l’odore del mare e le risa riempire l’aria… Poi la musica cambia, siamo catapultati a vent’anni dopo e quella spensieratezza sembra essere stata bruciata nel falò sulla spiaggia.
Il ritratto di una famiglia media quello che si dipana in queste pagine: figli adolescenti perennemente con lo smartphone in mano neanche fosse un’estensione del corpo, un marito perennemente ossessionato dalla carriera (e non solo) e lei – Jenny - che vorrebbe urlare ma non lo fa; cerca di vivere in una normalità che non era quella che si aspettava, mentre è consapevole che presto una terribile notizia si abbatterà su di lei.
Andando poi avanti a leggere invece, ho capito: non puoi scegliere se avere o meno il cancro, ma puoi scegliere cosa fare nel tempo che ti rimane. Questo, non può sceglierlo nessun altro.
Ho aspettato un po’ per metabolizzarlo prima di scrivere questa recensione, perché la prima parola che mi veniva in mente era: triste. E poi la rabbia, tantissima, per quanto possa essere ingiusta la vita, soprattutto quando colpisce così duramente.
Il testo, invece, vuole essere un incoraggiamento. Jenny è un esempio di forza inaudita e anziché “sprecare” tempo a insultare il marito, prova a riportarlo da lei facendogli rivivere e toccare con mano quel passato che sembra lontano anni luce; vuole ricordargli quanto erano felici.
Basta sperperare tempo, basta rimpianti, basta essere quel che si deve essere, lasciando che il tempo e le nuove abitudini la cambino e la spengano: ora si fa a modo suo.
Le reazioni di lui vi procureranno sdegno, avrete voglia di dargli tutte le bastonate che meriterebbe.
Il libro è come uno schiaffo in faccia che spiega come tante volte serve toccare il fondo, rischiare di perdere ogni cosa per sempre, per apprezzare davvero quello che abbiamo e nella migliore delle ipotesi (e Jenny fa proprio questo) non vivere nel rimpianto, ma VIVERE e basta.
Il pov è in prima persona ed è sempre Jenny a parlare. Scelta giusta, più che giusta. Nonostante questo, si riesce ad avere una visuale più che completa delle situazioni e dell’evoluzione dei personaggi secondari.
Ho trovato diversi refusi, alcuni davvero disturbanti e il dover essere distratta da errori mi ha davvero innervosita dato il tema profondo e toccante della storia.
Ho avuto la sensazione che mancasse un pezzo e, data l’abilità dell’autrice nell’introspezione dei personaggi e nella sincerità di espressione, avrei proprio voluto mangiare l’ultimo pezzo di torta.
È un testo a cui dovete approcciarvi consapevolmente. Soffrirete e dovete essere disposti a farlo. Se lo siete, ve lo consiglio.
Il ritratto di una famiglia media quello che si dipana in queste pagine: figli adolescenti perennemente con lo smartphone in mano neanche fosse un’estensione del corpo, un marito perennemente ossessionato dalla carriera (e non solo) e lei – Jenny - che vorrebbe urlare ma non lo fa; cerca di vivere in una normalità che non era quella che si aspettava, mentre è consapevole che presto una terribile notizia si abbatterà su di lei.
Il cervello si rifiuta di trovare qualunque collegamento tra ciò che mi sta accadendo e ciò che questo significherà per i miei figli, perché so che nell’attimo in cui farò quel collegamento la conclusione sarà troppo tragica, troppo disperata, troppo straziante.Quando tutto era ormai chiaro rispetto alla trama, ho interrotto la lettura per un momento; cercavo di capire come il titolo potesse essere appropriato al testo. “Questa volta si fa a modo mio” recita, e io mi chiedevo “Cosa fai a modo tuo? Morirai, non hai nessuna scelta”.
Andando poi avanti a leggere invece, ho capito: non puoi scegliere se avere o meno il cancro, ma puoi scegliere cosa fare nel tempo che ti rimane. Questo, non può sceglierlo nessun altro.
Ho già deciso che oggi non sarà il giorno in cui annuncerò alla mia famiglia che ho un tumore. Immagino che, nell’istante in cui glielo dirò, un pezzo di me sarà già morto. Diventerò un’altra persona. La madre con la malattia terminale, invece della mamma rompiballe che semplicemente “non mi capisce” e che fa di tutto per “rendermi la vita impossibile”. Io voglio essere quella mamma ancora per un po’.Un libro ben articolato, difficile da leggere per il tema ma non per la forma.
Ho aspettato un po’ per metabolizzarlo prima di scrivere questa recensione, perché la prima parola che mi veniva in mente era: triste. E poi la rabbia, tantissima, per quanto possa essere ingiusta la vita, soprattutto quando colpisce così duramente.
Il testo, invece, vuole essere un incoraggiamento. Jenny è un esempio di forza inaudita e anziché “sprecare” tempo a insultare il marito, prova a riportarlo da lei facendogli rivivere e toccare con mano quel passato che sembra lontano anni luce; vuole ricordargli quanto erano felici.
Basta sperperare tempo, basta rimpianti, basta essere quel che si deve essere, lasciando che il tempo e le nuove abitudini la cambino e la spengano: ora si fa a modo suo.
Le reazioni di lui vi procureranno sdegno, avrete voglia di dargli tutte le bastonate che meriterebbe.
Il libro è come uno schiaffo in faccia che spiega come tante volte serve toccare il fondo, rischiare di perdere ogni cosa per sempre, per apprezzare davvero quello che abbiamo e nella migliore delle ipotesi (e Jenny fa proprio questo) non vivere nel rimpianto, ma VIVERE e basta.
Che ne è stato di quella ragazza? Non sono sicura di riconoscermi nella giovane donna che cercava con tutta se stessa di divertirsi e godersi la vita. Dove è andata a finire? Sospetto si sia pian piano lasciata schiacciare dalle responsabilità e dall’inesorabile incombere della maturità. E ora io sono ciò che resta di lei. Vorrei aver lottato per lei, essermi schierata dalla sua parte, averle permesso di continuare a esistere in questo mondo.La scrittrice è stata bravissima nel delineare i personaggi. Ellie e George rappresentano perfettamente, ognuno a proprio modo, le diverse sfumature dell’adolescenza e Maureen… Leggerete di lei e ve ne innamorerete.
Il pov è in prima persona ed è sempre Jenny a parlare. Scelta giusta, più che giusta. Nonostante questo, si riesce ad avere una visuale più che completa delle situazioni e dell’evoluzione dei personaggi secondari.
Ho trovato diversi refusi, alcuni davvero disturbanti e il dover essere distratta da errori mi ha davvero innervosita dato il tema profondo e toccante della storia.
Oggi la sola presenza dei miei due figli è più significativa e più piacevole di tutte le altre volte in cui si sono seduti accanto a me ignorandomi.Da madre, questa lettura mi è sembrata devastante, perché nessuna paura è più tangibile del non poter essere accanto ai propri figli.
Non hanno mai avuto bisogno di una madre più di adesso. Ne hanno bisogno più di quando avevano cinque e tre anni. E non intendo una madre morente: hanno bisogno di una vera madre. Ed è ciò che sarò, finché potrò.Avrei preferito un finale diverso. Il libro è dettagliato, profondo, analizza tutti gli aspetti che sono toccati dalla malattia in termini di viaggio interiore, bilancio di vita, emozioni, ma poi non sappiamo realmente come andrà a finire, come reagiranno i figli, quali decisioni prenderà Jenny. Sarebbe stato bello leggere ancora di questa donna, magari dal punto di vista del marito o di Ellie.
Ho avuto la sensazione che mancasse un pezzo e, data l’abilità dell’autrice nell’introspezione dei personaggi e nella sincerità di espressione, avrei proprio voluto mangiare l’ultimo pezzo di torta.
È un testo a cui dovete approcciarvi consapevolmente. Soffrirete e dovete essere disposti a farlo. Se lo siete, ve lo consiglio.
Ci saranno un sacco di brutte cose che perseguiteranno i tuoi ricordi, Ellie. Un sacco di merda che non hai mai visto nemmeno nei tuoi peggiori incubi. Quindi ciò che devi fare, ciò che devi assolutamente fare, è buttarti a capofitto in quello che fai per costruire bei ricordi. Ricordi fantastici. Ricordi follemente ridicoli. Se non sai proprio che altro fare nella vita, allora passala a costruire i ricordi più pazzeschi che puoi per cancellare quelli brutti.
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