Bentrovati lettori! oggi vi parlo del capitolo conclusivo della trilogia “Pietre preziose” di Anna Chillon. Dopo aver divorato i primi due volumi, ero ansiosa di leggere il terzo, non vedevo l’ora di scoprire chi fossero i protagonisti di quest’ultima storia e come fossero collegati alle prime due. Finalmente ora lo so! Cosa ne penso? Seguitemi!

AGATA, DURO DA AMARE
ANNA CHILLON
Data pubblicazione: 06.06.2019 Editore: Self Publishing Serie: Pietre preziose (#3) Finale: Autoconclusivo Genere: contemporary romance
Trama: Mi parlò con il suo silenzio
e con il suo rifiuto mi catturò.
***
Giovane e incauta, mi avventurai nel bosco dove trovai una casetta con un uomo rozzo che disprezzava gli esseri umani e si comportava come se possedesse tutto il tempo del mondo.Mi cacciò senza usare una parola, eppure io lassù ci tornai mettendo a rischio più volte la mia vita. Per lui, per quell’enigma da risolvere.
Mentii, impugnai una pistola e sperimentai quel sesso che da scontro diviene un incontro. Scoprii anche che la sincerità può far male, ma è la sola strada per essere felici.
Me lo insegnò lui, maltrattandomi, salvandomi e sequestrando ogni mia cellula, mentre nodo dopo nodo mi permetteva di dipanare la matassa della sua folle esistenza.
Quante cose nascondeva quel silenzio?
Forse più di quante avrei potuto tollerare.
Certo più di quanto le parole avrebbero mai potuto esprimere.
Agata è una ragazza che ha apparentemente tutto: una famiglia che la ama, una carriera universitaria che procede senza intoppi e un posto di lavoro già pronto che l’attende nell’azienda del padre. Niente sembrerebbe turbare la sua esistenza, niente tragedie, niente problemi economici, eppure…
Gli animali le riescono bene, invece disegnare persone, quello proprio non riesce a farlo.
La scrittura della Chillon si riconosce a occhi chiusi. La sua capacità di creare intrecci intriganti e suggestivi, nonché quella di inviare messaggi subliminali continuamente, la rendono un’autrice originale e distinguibile.
Il pov, come negli altri romanzi della serie, è affidato alla protagonista femminile, ma mai come questa volta avrei voluto avere la possibilità di conoscere la mente di Uno, dato che di lui non si hanno battute per grandissima parte della storia. Nonostante il titolo riporti un nome femminile, a mio giudizio, è lui il vero protagonista della trama.
La spiegazione del perché questo testo sia collegato agli altri si giustifica con la presenza di tutti i precedenti personaggi conosciuti e il godere della libertà che si ottiene recidendo ogni pregiudizio o strada già delineata.
Non sto assolutamente dicendo che non sia un buon libro, le emozioni sono soggettive, ma a me non ha particolarmente coinvolto, almeno non finché non si è palesato Aragona.
In più di qualche occasione ho storto il naso, trovando delle incongruenze o delle forzature che non mi hanno convinta del tutto, ciononostante il mio parere resta positivo, oltre la sufficienza.
Non è un amore vanilla quello di queste pagine, tutt’altro; alcune scene vi faranno sgranare gli occhi, perciò, se state cercando una lettura impregnata del classico romanticismo, non è questo il libro che state cercando, anche se io l’ho trovato, in una forma meno convenzionale sicuramente, ma vi deve piacere il genere. Dovete essere molto consapevoli di quello che leggerete.
Niente è scontato e la Chillon è una maestra in questo: sa tessere una tela fitta-fitta, con mille risvolti e non si può assolutamente non leggerla.
Non avevo idea di quale fosse l’accordo stonato nella mia vita e in più mi sentivo in colpa nei confronti di chi aveva reali motivi di essere insoddisfatto della propria sfortunata esistenza… Ero insomma un’ingrata, una persona terribile.Uno (così Agata chiama il protagonista maschile e così lo chiamerò io per non farvi spoiler) vive nella più completa solitudine nel bosco, restaura e ripara mobili. Non parla e proverà in tutti i modi a tener lontana quella ragazzina che si è inoltrata nel bosco, al punto di scovare la sua tana.
Io volevo la sua parola. E lui non poteva darmene nessuna. Così come volevo i colori. E la mia vita non poteva averne.A spingere Agata sui sentieri boschivi e lontano dal caos di Roma è la sua passione per il disegno. Ama disegnare, anche se sua madre le ripete che è una perdita di tempo, che non le darà da mangiare, che non è poi tanto brava, eppure lei non riesce a farne a meno e si reca al bosco ogni volta che può, per scovare nuovi soggetti per i suoi disegni.
Gli animali le riescono bene, invece disegnare persone, quello proprio non riesce a farlo.
Nel bosco, a volte la sensazione di smarrimento che provavo era fortissima, ma non era un sentirsi perduti, era un volontario “lasciar andare”: abbandonare le certezze, serrare gli occhi, smettere di pianificare e lasciare che le cose accadano liberamente, belle o brutte che siano. Nessun aiuto. Nessun condizionamento. Nessuna indulgenza da parte di quell’uomo.Da quando incontra Uno, Agata non riuscirà più a tenersi lontana da quel luogo, né da lui.
La scrittura della Chillon si riconosce a occhi chiusi. La sua capacità di creare intrecci intriganti e suggestivi, nonché quella di inviare messaggi subliminali continuamente, la rendono un’autrice originale e distinguibile.
Il pov, come negli altri romanzi della serie, è affidato alla protagonista femminile, ma mai come questa volta avrei voluto avere la possibilità di conoscere la mente di Uno, dato che di lui non si hanno battute per grandissima parte della storia. Nonostante il titolo riporti un nome femminile, a mio giudizio, è lui il vero protagonista della trama.
La spiegazione del perché questo testo sia collegato agli altri si giustifica con la presenza di tutti i precedenti personaggi conosciuti e il godere della libertà che si ottiene recidendo ogni pregiudizio o strada già delineata.
Di cosa hai paura? Devi vomitare te stessa, per riuscire a buttare fuori tutto quello che ti ha fatto tanto male e tanto bene, che ti terrorizza o che ti fa godere. Devi ballare con il tuo scheletro e sbattercelo in faccia.I colpi di scena non mancano. Ci sono moltissimi avvenimenti da digerire e sfumature da assorbire… eppure, mio malgrado, non ritengo questo lavoro all’altezza degli altri. Sono mancati l’emozione, il trasporto, il sentirmi inghiottita dalle pagine.
Non sto assolutamente dicendo che non sia un buon libro, le emozioni sono soggettive, ma a me non ha particolarmente coinvolto, almeno non finché non si è palesato Aragona.
In più di qualche occasione ho storto il naso, trovando delle incongruenze o delle forzature che non mi hanno convinta del tutto, ciononostante il mio parere resta positivo, oltre la sufficienza.
Non è un amore vanilla quello di queste pagine, tutt’altro; alcune scene vi faranno sgranare gli occhi, perciò, se state cercando una lettura impregnata del classico romanticismo, non è questo il libro che state cercando, anche se io l’ho trovato, in una forma meno convenzionale sicuramente, ma vi deve piacere il genere. Dovete essere molto consapevoli di quello che leggerete.
Niente è scontato e la Chillon è una maestra in questo: sa tessere una tela fitta-fitta, con mille risvolti e non si può assolutamente non leggerla.
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